NotizieInRete 450 - 28/06/2017

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Valutazione di impatto: quando e dove serve. E dove no

Intervista a Pietro Borghini

Terzo settore - imprenditorialità sociale

Politiche sociali e Diritti

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Italia e mondo

di Gianfranco Marocchi

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Lo scritto è un adattamento in forma sintetica di un articolo in via di pubblicazione


A) La valutazione di impatto applicata alle organizzazioni di Terzo settore. Sette criticità

La valutazione di impatto sociale (VIS) – intesa come valutazione degli effetti diretti o indiretti, a breve, medio e lungo periodo di un intervento - è uno strumento, uno dei possibili strumenti di valutazione; e come strumento non è buono né cattivo, può essere adeguato o inadeguato rispetto alle finalità che ci si pone e agli oggetti di valutare. Il problema che si intende sottolineare è che questo strumento, che risulterebbe molto utile nella valutazione di politiche, è invece oggi insistentemente proposto per valutare l’operato di organizzazioni. E in questo caso emergono almeno sette criticità.

1) La valutazione d’impatto apprezza ciò che misurabile, non ciò che è auspicabile

La valutazione di impatto fornisce risultati accattivanti a costi sostenibili quando riguarda fenomeni che è accettabile valutare, in un tempo abbastanza contenuto, in senso binario: un “si” o “no”; ad esempio se dopo un percorso formativo o di inserimento, la persona “lavora” o “non lavora” (e in altri casi si potrebbe dire “usa sostanze” o “è astinente”; “commette ancora reati” o “non ha più commesso reati”, ecc.). Dove non ricorrono queste condizioni i costi dell’indagine sono, in relazione alla pregnanza dei risultati, molto più contenuti; pensiamo ad esempio al valutare l’impatto di un’azione di educazione alla cittadinanza rivolta ad adolescenti finalizzata a farne dei buoni cittadini e ad essere a loro volta in grado di diffondere ai propri figli e quindi alla futura società atteggiamenti di aderenza alla Costituzione, di rispetto delle diversità, di assunzione di responsabilità verso la società in generale, e così via.

Ma il fatto che determinati interventi si adattino più di altri ad una valutazione di impatto (fatta con costi ragionevoli) rischia di far dedurre che questi interventi sono più degni e meritevoli di altri. Il sillogismo però è bacato. Il fatto che si possieda o meno un metro convenzionalmente considerato adeguato, nulla dice sulla auspicabilità degli interventi. Indica solo ma nostra capacità di misurazione, che è tutt’altra cosa. Non è detto che un corso di informatica sia meglio di un corso sulla Costituzione, solo perché del primo misuro più facilmente l’impatto.

2) La vera valutazione non è il dato, ma il ragionamento a partire dal dato; ma la VIS è spesso congegnata per rendere sottile questa fondamentale distinzione

Dire che l’inserimento lavorativo in cooperativa sociale “conviene” economicamente perché origina conseguenze positive nel medio lungo periodo per la finanza pubblica, non ci esime dal porci una domanda: ma se non convenisse, allora, non si dovrebbe fare? Se l’inclusione sociale di ragazzi nomadi risultasse meno conveniente dell’inclusione di ragazzi migranti, bisogna privilegiare la seconda?

Ovvio che nessuno studioso serio lo affermerebbe; affermerebbe anzi di limitarsi a fornire dei dati che poi chi di dovere valuterà da un punto di vista politico ed etico. Ma, nell’ottica della responsabilità e con la consapevolezza dell’utilizzo a cui i dati sono sottoposti, il problema bisogna porselo. E questo non riguarda solo le traduzioni di tipo economico; il dato – ne abbiamo istruiti / salvati / curati / formati / assunti, X ecc. – va sempre sottoposto ad una lettura mediata da considerazioni valoriali, che spesso vengono invece ignorate nell’impianto valutativo.

3) La VIS applicata a singole organizzazioni è inserita in un paradigma di pensiero competitivo. E questo non è un bene. Ne siamo assolutamente troppo poco consapevoli

Da una parte chiunque operi nel sociale adotta paradigmi sistemici, enunciando che gli interventi sono frutto delle interazioni tra nodi collaborativi di una rete e che i maggiori successi si ottengano dall’operare integrato e coordinato tra più soggetti; dall’altro gli stessi soggetti nutrono un arsenale concettuale edificato per affermare il proprio impatto individuale, il fatto che quindi se un intervento è andato bene, se quel ragazzino non è diventato un delinquente, è merito mio e non di una rete fatta di cooperative, scuola, associazioni, parrocchie, ecc. che il ragazzino l’hanno conosciuto. Come è possibile conciliare un impianto di valutazione che preme sull’individualismo e sulla competizione con un paradigma di intervento basato sulla collaborazione e sull’integrazione?

[....] La cultura della VIS per ciascuna organizzazione di terzo settore è culturalmente omologa ad un impianto competitivo. Noi siamo meglio di Voi. Finanziate Noi che siamo meglio di Loro. Manca nel modo più assoluto la consapevolezza degli esiti distruttivi che questa deriva culturale competitiva sta portando non solo nel terzo settore ma nell’intera società.

...

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Pietro Borghini, presidente di Idee in Rete, intervistato da l'Informica alla Biennale della Prossimità. Si tratta di un intervento a tutto campo, dalla Biennale della Prossimità alla rete 14 luglio, dal welfare aziendale all'etica di impresa, dalle reti nazionali

 

In queste ore il sito della Biennale della Prossimità si sta riempiendo di foto e video, Uno di questi racconta un momento particolare della cena di strada, nella quale sono intervenuti l'arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, il sindaco Virginio Merola e Romano Prodi, che risiede poco lontano e che racconta la sorpresa per essersi trovato in un contesto come la cena di strada. A questo indirizzo altri materiali sulla serata.

 


 

Gli operatori sociali non sono pubblici ufficiali

Idee in Rete aderisce all'iniziativa promossa da numerosi enti impegnati nell'accoglienza di stranieri, che si rivolgono Servizio Centrale del Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati, all'Anci e al Ministero dell'Interno per segnalare i rischi contenuti nella legge 46/2017, laddove ipotizza l'attribuzione agli operatori sociali della funzione di pubblici ufficiali.

Idee in Rete si era già espresso su questa norma con un articolo di Simona Binello e Antonella Cascione ed auspica quindi che si proceda quanto prima ad una riconsiderazione di alcuni aspetti in essa contenuti, quale appunto l'attribuzione all'operatore sociale di un ruolo improprio e contraddittorio le caratteristiche del rapporto fiduciario da instaurare con l'ospite.

Di seguito un estratto della lettera.

 

"...Troviamo insoddisfacente e potenzialmente rischiosa la modalità prevista dalla legge n. 46 del 2017, di conversione del decreto legge Minniti - Orlando che, nel sollevare le Questure dalla responsabilità di provvedere alla notifica, prevede che operatori sociali assumano impropriamente le funzioni di pubblici ufficiali. Non riteniamo ci siano le condizioni per individuare all'interno delle équipe esistenti persone che possano rivestire una funzione pubblica tanto delicata, che non è ad oggi prevista nelle convenzioni che abbiamo stipulato, specialmente in assenza di qualunque indicazione rispetto alle modalità operative da seguire, di un'informativa chiara di ciò che il ruolo comporta, di procedure comuni a cui attenersi nella gestione della documentazione. Procedere in modo disordinato creerebbe certamente grave confusione, disparità di trattamento per gli ospiti accolti dallo SPRAR, irregolarità formali con potenziali serie conseguenze per le persone interessate.

Almeno in questa prima fase, in nome della co-progettualità che caratterizza i progetti SPRAR, ci pare più adeguato che siano in ogni caso i Comuni e gli Enti locali, titolari dei progetti, a assumersi il compito della notifica. Questo del resto prevede la comunicazione del Ministero dell'Interno che era allegata alla vostra mail, che chiede espressamente agli "enti locali titolari di progetti Sprar l'indicazione di una persona designata come responsabile di questa attività".

Come enti gestori che partecipano da anni al sistema SPRAR vogliamo pertanto esprimere la nostra contrarietà alla modalità di gestione proposta e chiediamo un confronto urgente con Lei e con i rappresentanti di tutti gli Enti interessati."


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