NotizieInRete 453 - 21/08/2017

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Approvati e pubblicati in Gazzetta ufficiale i tre principali Decreti Legislativi che attuano la Riforma del Terzo settore:

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Di Gianfranco Marocchi 

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Su alcuni quotidiani è comparsa nei giorni scorsi la nostizia di un nuovo scandalo degli appalti. “Un sistema-Coop nei grandi appalti. Ecco le accuse di Cantone a Consip” titola La Stampa del 7 agosto. Tralasciamo il fatto, purtroppo ormai scontato, che si associ cooperazione e malaffare, anche quando nei presunti reati siano coinvolte sia società cooperative (purtroppo) sia altri soggetti imprenditoriali. E tralasciamo il fatto di essere convinti che il sistema degli appalti sia, quanto meno in alcuni ambiti come il welfare, in se stesso tra i meno adatti a perseguire l’interesse generale, questione approfondita in altri articoli.

Oggi vorremmo proporre una riflessione diversa.

Non sappiamo se, come ipotizza Cantone, i sette soggetti in questione abbiano effettivamente fatto ricorso a combine per precostituire gli esiti delle gare e se e in che misura ciò abbia portato ad una innaturale lievitazione dei prezzi; questo dovranno essere le indagini a stabilirlo.

Quello che sappiamo che erano sette. Sette soggetti in tutta Italia!

E qui la riflessione in tutti questi anni è stata carente.

 

Appalti sempre più grandi perché così si fa economia di scala, anche quando le unità di base sono costituite da ore lavoro che, diversamente dai pezzi prodotti da un macchinario di fabbrica, hanno un costo unitario uguale se ce ne è una soltanto o se ne offrono milioni.

 

Appalti sempre più impegnativi da un punto di vista formale e dei requisiti di qualificazione, così avremo solo imprese migliori, senza alcuna riflessione sul fatto che non necessariamente la possibilità di vantare tali requisiti ha una relazione così stretta sulla qualità finale del servizio reso e che l’innalzamento contro natura dei requisiti determina il restringimento del numero di imprese che possono parteciparvi, facilitando la possibilità di accordi come quelli ipotizzati da Cantone (e magari in futuro fatti anche in modo meno ingenuo).

 

Appalti sempre più centralizzati, per macro aree regionali, anche quando il soggetto servito è un singolo ente collocato in un luogo ben preciso del territorio, per evitare accordi clientelari locali, senza interrogarsi sul fatto che, insieme ai vantaggi (incerti) di tale scelta vi sono gli svantaggi (certi) che derivano dal frapporre livelli organizzativi infiniti tra chi ha bisogno del servizio e chi lo realizza, per cui, ad esempio, non è più la singola scuola che commissiona le pulizie ad una ditta locale, ma è un ente lontano e terzo che affida un certo servizio ad un soggetto che a sua volta subappalta e risubappalta sino ad arrivare all’esecutore materiale della prestazione, con tutto quanto ne consegue.

 

Appalti sempre più complessi, sia per estensione territoriale che per insieme di prestazioni da svolgere, così da semplificare (ipoteticamente) la fase di contrattazione senza rendersi conto che ciò genera un sistema con un contractor centrale come soggetto di coordinamento in realtà molto di facciata ed una miriade di subappaltatori o affidatari della commessa, spesso soggetti che già storicamente la gestivano che vedono però ridotte in modo significativo le loro risorse per il drenaggio operato nei vari livelli di subappalto, senza che a ciò corrispondano né servizi reali per il committente pubblico, né per le imprese subappaltatrici. Semplicemente, essendovi pochi soggetti in grado di aggiudicarsi la commessa, essi possono drenare impunemente risorse con buona pace sia del committente che degli effettivi prestatori.

 

Soggetti appaltatori sempre più ampi e spersonalizzati, nella convinzione che il singolo comune non sia in grado di gestirsi la sua gara e Consip o le altre centrali di committenza invece sì; che il singolo comune sia esposto a pressioni e clientelismi e Consip e le centrali di committenza invece no. Basta guardare la cronaca per farsi un’idea di come questa presunzione sia fondata.

 

E la tendenza a ingrandire, centralizzare, complessificare, non riguarda solo affidamenti che per loro stessa natura richiedono tali caratteristiche (es. la costruzione di una tratta di linea ferroviaria ad alta velocità o di una nuova metropolitana), ma anche casi in cui vengono fornite una serie di prestazioni specifiche di dimensioni contenute a enti diversi in più differenti punti del territorio, come avvenne, per quanto riguarda la cooperazione sociale, rispetto agli affidamenti per i servizi presso le scuole.

Appalti aggiudicati con questi sistemi patogeni sempre più diffusi, con tentativi reiterati (anche nel correttivo al nuovo codice degli appalti) di introdurli anche nei servizi di welfare; cosa sino ad esso fortunatamente poco attuata; ma non illudiamoci: la bestia della centralizzazione e del gigantismo non è mai sazia, nei prossimi anni non mancheranno tentativi di appaltare servizi domiciliari o residenziali per macroaree di più regioni. Magari da parte di amministratori e politici che ai convegni esaltano la prossimità e la vicinanza al territorio.

 

In conclusione. Non sappiamo se Manutencoop, CNS, Romeo e gli altri soggetti citati (e Consip!) abbiano commesso o meno reati. Quello che sappiamo che culturalmente si è legittimata, con pochissime voci discordanti, una cultura degli affidamenti che sulla base di presupposti incerti e traballanti, mai verificati nella loro effettività (ecco, qui ci vorrebbe un po’ di valutazione di impatto!) porta dritto ad esiti contrari all’interesse generale. Gli eventuali reati sono responsabilità individuali, ma l’aver costruito un sistema zeppo di elementi di para illegalità – gare cui possono partecipare pochi soggetti che tendono necessariamente ad avere contatti tra loro, sistema spinto e innaturale di subappalti, scarsa verificabilità delle prestazioni per l’eccessiva distanza tra contraenti e esecuzione del servizio – e di disfunzionalità rispetto agli scopi di interesse generale, questo è il frutto di scelte deliberate che hanno accompagnato il public procurement dell’ultimo decennio e che secondo voci sempre più insistenti si vorrebbero adottare in modo sempre più massiccio anche ai servizi di welfare.

E se da una parte appare esecrabile ogni condotta illegale, è ugualmente discutibile ogni indirizzo che ne ha costruito pezzo per pezzo le basi e di cui sono politicamente corresponsabili i tanti che, quando esce una notizia come quella di oggi, fanno a gara a scandalizzarsi.

Gli anziani, sì, poverini.

 

I bambini no, con tutti i soldi che danno alle comunità, basterebbe darli alle famiglie e si risolverebbero tutti i loro problemi.

 

I disabili sì, poverini anche loro. Be’, sì a pulirli, imboccarli, insomma, fare in modo che sopravvivano. Il lavoro… già non c’è per gli altri, e poi le imprese come fanno? Vita indipendente mi sembra troppo, potrebbero farsi male. E il sesso… ?!? Ma perché, possono anche loro?

 

I bambini malati sì, fanno tanta pena, proprio tanta.

 

Gli immigrati no! Al massimo li si aiuti a casa loro. Proprio al massimo chi vuole se li prenda a casa sua, ci rubano il lavoro e le case popolari e poi sono tutti d’accordo, scafisti, ONG e cooperative che accolgono e si fanno tutti un mucchio di soldi. Però quel bambino morto sulla spiaggia faceva tanta pena… si poteva accogliere solo lui, no?

 

I matti sì, però teneteli in un posto ben chiuso.

 

I poveri non so, bisogna vedere se è gente che non ha voglia di lavorare o che se l’è cercata.

 

I tossicodipendenti… no, quelli se la sono proprio cercata! Però ho sentito la storia di uno che sì è rifatto una vita grazie ad un prete e mi sono commosso. Sì, qui in effetti mi viene qualche dubbio.

 

Gli zingari, quelli no, proprio no, sono sicuro!


 


Il Mosaico: un laboratorio di cultura democratica

di Francesco Isoldi

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A Gorizia nasce una nuova attività che coinvolge primariamente i richiedenti asilo ospiti della struttura del Nazareno e insieme a loro la cittadinanza, grazie all'impegno di realtà legate al consorzio Il Mosaico.

l’Associazione di promozione sociale Tutti Insieme e la struttura del Nazareno propongono un laboratorio di studio e ricerca sulle problematiche della cultura democratica e delle regole costituzionali.

Alla base di tale laboratorio vi è il fondamentale lavoro di rete con Enti ed Associazioni territoriali per realizzare progetti che riguardino attività trasversali all'apprendimento della lingua italiana di volontariato da parte degli ospiti del Nazareno impegnati in piccoli lavori di manutenzione e/o giardinaggio.

Il volontariato risulta un’attività molto praticata dagli ospiti che si sentono utili alla comunità, ma nel contempo riescono ad allacciare nuovi rapporti e legami utili a trascorrere il tempo libero e trovare un minimo di svago.

Ma tale iniziativa si prefigge uno scopo ancor più importante che è quello di creare un modello di comunicazione che trae le sue origini non dal personale addetto all'accoglienza ma su iniziativa dei richiedenti stessi.

Il laboratorio è organizzato in modo tale che l’insegnamento avvenga con personale “immigrato” (residente presso il Nazareno) e Italiano.

In una prima fase abbiamo individuato in Ismail (Pachistano) e Tashrif Ullah (Afgano) le persone capaci di esprimere i vari argomenti sia in lingua italiana sia dei loro paesi.

Il signor Ismail ha conseguito Master in Commerce, lavorando per 6 anni a contatto dei giovani del suo paese con la sua associazione “Optimistic Youth Network” sui problemi della Pace, democrazia, giovani e leadership, diritti umani, diritti delle donne.

Il sig. Tashrif Ullah Shinwari (Afgano) ha lavorato per diversi anni come panettiere ed è molto sportivo, parlando abbastanza bene la nostra lingua e aiuterà Ismail nello svolgimento degli incontri.

La sperimentazione comprende anche momenti formativi rivolti a persone italiane, presso le sedi di altre associazioni goriziane, questo per un maggior coinvolgimento da parte dei partecipanti e alla reale integrazione di chi vuole vivere nel nostro paese.

Ad esempio il gruppo ha partecipato a diversi incontri formativi all’interno di strutture sccolastiche, da ultimo la visita ai laboratori del liceo artistico “Max Fabiani “ di Gorizia.

Sono state anche organizzate delle vere e proprie mostre delle opere dei ragazzi (si ricorda l’incontro in Prefettura con l’esposizione delle opere di un ex ospite afgano poi trasferito in SPRAR ed una recente esposizione all’interno del Nazareno).

Ogni giorno al Nazareno si creano nuove forme con l’argilla e s’imprimono immagini su tela, dando spazio all’inventiva e alla fantasia degli “artisti”.

Attualmente vi sono 5 formatori tra gli ospiti della struttura che hanno il compito, in collaborazione con l’associzione di promozione sociale “APS tutti insieme”e le insegnanti del Nazareno, di diffondere la conoscenza della Costituzione Italiana e non solo...

In una lezione sono stati illustrati quali siano gli impegni economici che lo stato Italiano deve sostenere per ciascun rifugiato, compresa la Sanità.

In generale traspare il senso che la frequenza e presenza continua, alla formazione di educazione civica, permetta di far emergere le persone che possono dare prova di un’integrazione “consapevole”... quelle persone che riescono a capire che alla materiale pulizia della Jungle, deve accompagnarsi quella che i formatori definiscono la pulizia del “jungle cervello”!

Certo non è facile coinvolgere tutti gli ospiti della struttura, anche perchè ognuno arriva in Italia con un proprio progetto che spesso non è finalizzato alla permanenza sul territorio ma, grazie a questo metodo che mira ad una vera e proprio autoconsapevolezza del desiderio di integrazione, sono stati coinvolti negli ultimi mesi, con risultati ovviamente diversi da persona a persona, circa 40 ospiti della struttura.