NotizieInRete 454 - 07/09/2017

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Reddito d'Inclusione, approvato il Decreto attuativo

Le mezze bufale sono più subdole di quelle intere

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L'approvazione il 29 agosto del Decreto attuativo sul Reddito di inclusione è un passaggio importante, ancora più significativo se si pensa che fino ad ora l'Italia era unico Paese europeo a non avere una misura di contrasto alla povertà e che tutto ciò è stato possibile grazie ad un apporto decisivo del Terzo settore, che attraverso l'Alleanza contro la Povertà è riuscito a trovare una linea comune, sostenerla in modo competente e argomentato presso le istituzioni e a coinvolgere su questa proposta anche gli enti locali. Certo vi saranno molte cose da mettere a punto, in primo luogo le risorse, pur cresciute in modo consistente (vedi slide) ma vi è da sperare che vent'anni dopo le prime parziali sperimentazioni, questo costituisca un punto fermo da cui partire per il welfare del nostro Paese.

 

Riforma Terzo settore, 

intervista a Pietro Borghini

Intervista a Pietro Borghini

Leggi l'intervista completa su laformica.it


Dopo l'approvazione dei decreti attuativi della Riforma del Terzo settore, molti si stanno domandando quali siano gli aspetti di maggior rilievo, insomma, cosa cambia rispetto a priva; qual è la tua valutazione?

A mio avviso uno degli elementi di maggior rilievo è l'introduzione di un Registro unico, nella misura in cui riuscirà ad essere non solo un semplice elenco, ma un modo per riconoscere il valore e differenziare nel concreto la qualità delle organizzazioni del terzo settore. E, a ben vedere, per le cooperative sociali sono previsti su questo fronte anche elementi aggiuntivi rispetto a quelli presenti nella 381/1991: per fare alcuni esempi i requisiti per gli amministratori, l'obbligo di presentare il bilancio sociale con una descrizione dettagliata sul suo contenuto; gli adempimenti nella cessione di azienda; il criterio della distanza retributiva fra i lavoratori e i dirigenti che deve essere non maggiore di uno a otto; si tratta di un concetto importantissimo, di valore, che viene inserito per la prima volta in questa tipologia di impresa.

 

Quanto era necessaria una maggiore chiarezza a livello nazionale dal punto di vista della trasparenza, soprattutto considerato questo particolare contesto storico culturale che stanno vivendo le cooperative? 

La trasparenza è il grande tema trattato soprattutto dal nuovo codice del terzo settore. Credo che finalmente venga riconosciuto il vero ruolo che questa importante realtà esercita da tempo. È l'aspetto più importante per chi, già da tempo, opera correttamente sul mercato. Sono tante le imprese sociali e le cooperative sociali davvero trasparenti che già trasmettono la loro testimonianza alla società presentando annualmente il bilancio sociale e ora grazie alla riforma si tenderà - pur con obblighi giustamente commisurati alle dimensioni - a far diventare questo lo standard per tutti coloro che vogliono definirsi enti di terzo settore.

 

Accanto a questi temi inerenti alla qualità del terzo settore, vi sono anche aspetti tesi a sostenere le imprese sociali? 

Sì, innanzitutto vi sono poi elementi premiali, come le agevolazioni agli investimenti nel capitale e nella raccolta fondi. Ma la cosa più interessante per le cooperative sociali, sul quale si è lavorato tanto, si riferisce ad un aspetto che riguarda la cooperazione di tipo A. A differenza delle cooperative di tipo B, che possono già oggi spaziare in diversi ambiti di attività a patto che tengano fede agli inserimenti lavorativi previsti dalla legge 381, le cooperative di tipo A, vedono allargato e ridefinito meglio il loro campo di applicazione. Si tratta di un aspetto importante perché vuol dire aprire nuovi spazi di opportunità.

 

Qual è stato il ruolo dei soggetti di terzo settore nel percorso legislativo che ha portato prima alla legge ed ora ai decreti? 

Si è trattato di un lavoro ben concertato con tutti gli organismi interessati, che nasce da uno studio ed un approfondimento a livello nazionale con i principali soggetti di Terzo settore; tra questi Confcooperative e Lega delle cooperative sono state molto attive, e il Forum Nazionale del Terzo settore che è stato il maggior interlocutore delle istituzioni nel percorso di questa legge. Si tratta davvero di un risultato generato dall'impegno di molti, che ha prodotto una norma condivisa, molto interessante, che rappresenta solo l'inizio di un percorso che bisogna fare insieme, ad esempio con l'attuazione di tutti i decreti attuativi che ne seguiranno. Abbiamo adesso un anno davanti a noi in cui si dovrebbero andare un po' a dirimere le parti più complesse dei decreti entrati in vigore. Siamo cioè in un certo senso all'inizio dell'ultimo miglio, un momento in cui è vero, abbiamo la norma, ma dobbiamo metabolizzarla.

 


Il prossimo numero di NotizieInRete  sarà online e nelle vostre caselle mail il 21 settembre

di Gianfranco Marocchi

Leggi l'articolo su Ideeinrete.coop


Dunque con il passare dei giorni la vicenda della bambina londinese data in affidamento ad una famiglia che proponeva stili di vita ispirati ad una visione integralista dell’Islam assume contorni un po’ più definiti (ne avevo parlato un post di tre giorni fa utilizzandola a pretesto per un test sugli elementi di integralismo che ognuno di noi potrebbe avere intesta). Una “mezza bufala”, si potrebbe dire, in quanto si tratta di una lettura che prende spunto da alcuni fatti (pochi e mal spiegati)  e poi in parte omette, in parte gioca sui termini della questione, per attribuire all’accaduto un significato tendenzioso.


Vedi qui la vicenda ricostruita dopo alcuni giorni con maggiore accuratezza: 1 - 2


Questo viene fatto da un media serio come il Times e ci invita a considerare, accanto alla questione delle bufale esplicite - ad esempio il campionario di idiozie che si trova in rete sui favoritismi e le ingiustizie a favore dei migranti subito condivise da migliaia di webetisti [i web-ebeti razzisti] - un altro elemento insidioso dell’informazione che riguarda il sociale.

Basta poco, una parola, un termine – un giornalista lo sa senz’altro fare – per travisare il significato delle questioni.

Facciamo un esempio: se un giornale scrive

 

nella nostra città le cooperative rosse [o “bianche”] intascano complessivamente oltre un milione di euro di soldi pubblici per ospitare dei minori

 

sta magari riferendo un fatto originato da una  risultanza oggettiva da bilancio comunale; ma introduce alcuni elementi che conducono a travisare il senso della notizia.

 

1) L'uso di “intascano” induce a pensare a lucro, guadagno indebito, opportunismo molto più di “ricevono un corrispettivo” o altri termini più neutri. Chi ha “intascato” è già relegato in posizione di difesa, dovrà giustificare la correttezza del proprio lavoro, un po’ come se chiunque riceve uno stipendio dovesse dimostrare, fino a prova contraria, di non averlo rubato facendo nulla dal mattino alla sera.

 

2) “Complessivamente”: mettere il numero totale impressiona il lettore non specialistico, è un numero grande che viene dato in pasto all’emotività senza spiegarne l’origine, così da rafforzare la sensazione che sia “tutto un magna magna”, mentre generalmente si tratta di rette standard costruite su costi noti e pubblici moltiplicate per il numero di minori accolti.

 

3) “Rosse” [o “bianche”, o altrimenti qualificate] induce a pensare che tali soggetti lucrino (intascano) tanto (un milione) per prossimità politica agli amministratori locali. Che, ovviamente, può essere vero e nel qual caso è uno scandalo da denunciare, ma generalmente è alluso senza alcun elemento che lo corrobori (e spesso senza ben sapere cosa dia il patentino di “rossa” o “bianca” o altro alla cooperativa in questione).

 

4) “di soldi pubblici”, tanto per rafforzare l’allusione scandalistica, l'ingiusto profitto a discapito dei cittadini onesti che pagano le tasse. Perché, chi dovrebbe pagare operatori, vitto, alloggio e struttura? I minori stessi accolti rompendo il porcellino? Le loro famiglie spesso disperate? Ma riaffermare così “soldi pubblici” induce a pensare che ciò non sia ragionevole normalità, ma un elemento scandaloso di una trama che l’arguto e coraggioso articolista sta disvelando.

 

5) Per “ospitare minori”, tanto per alludere al fatto che 1) in fondo sono ragazzini, cosa ci vuole? Io quando ospito un compagno di mio figlio gli cucino un piatto di pasta gratis! E 2) che in fondo sono ragazzini, non li si si potrebbe tenere a casa loro, per risparmiare basterebbe dare qualche soldino di quel milione alle loro famiglie. Certo sarebbe diverso se si dessero al lettore elementi quali il fatto che si tratta di ragazzini abusati sessualmente entro il nucleo familiare o i cui genitori sono dediti al consumo di svariate sostanza magari in presenza della prole o ad attività illecite assortite che li hanno condotti in viaggio premio verso le patrie galere o in altre condizioni che determinano un abbandono dei ragazzi; e che, ovviamente, nessun minore viene sottratto ai genitori perché indigenti. Basta non dire nulla di ciò e il lettore nomale pensa che per innata cattiveria un assistente sociale abbia sottratto un bambino ad una povera mamma.

 

Facciamo i conti. 133 caratteri. Un tweet. Il giornalista ci ha messo 133 caratteri per instillare nella mente di migliaia di lettori moltissime convinzioni distorte. Ce ne sono voluti 2662 per un sintetico e forse insoddisfacente smontaggio della notizia, probabilmente pochi sono arrivati alla fine a leggerli. Per questo le mezze bufale sono più pericolose di quelle intere.