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Enti pubblici e terzo settore: cosa dice la Riforma

La Biennale della Prossimità riparte anche a Bologna

Terzo settore - imprenditorialità sociale

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di Gianfranco Marocchi

Articolo pubblicato il 13/10/2017 su Welforum.it

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Una delle domande che spesso si sentono negli incontri pubblici sulla riforma del terzo settore è “Cosa cambia, quali sono le novità, rispetto al rapporto tra terzo settore e pubbliche amministrazioni?” Per rispondere è utile ripercorrere alcuni passaggi fondamentali di questa relazione, combinando attenzione per gli aspetti giuridici e per il clima culturale in cui essi sono maturati.

 

Un tema che ha trent'anni di storia

All’inizio degli anni ottanta la cooperazione sociale muoveva i suoi primi passi; talune esperienze di cooperazione che oggi definiremmo “di inserimento lavorativo” davano vita ad iniziative imprenditoriali per l’integrazione degli ex degenti degli ospedali psichiatrici proponendo ad esempio attività di pulizia e manutenzione di edifici pubblici (ad iniziare dagli stessi ex manicomi); oppure per gestire in modo continuativo e sempre più professionalizzato servizi socio assistenziali per minori, anziani o disabili sino a quel momento realizzati in forma semi volontaria. Come regolare questi rapporti, che da una parte comportavano l’utilizzo di denaro pubblico con le regole che ciò implica, dall’altra riguardavano un rapporto di cui era chiara la non omologabilità alle ordinarie relazioni di fornitura? 

E, dagli anni ottanta sino a giorni molti vicini, tanto giuridicamente, quanto culturalmente, la risposta è stata cercata nell’equilibrio e nella sintesi tra due istanze: quella della trasparenza e imparzialità della pubblica amministrazione e quella della peculiarità delle relazioni con il terzo settore; o per esprimerlo con altre parole, tra competizione (la PA sceglie il fornitore che assicura migliori condizioni) e cooperazione (PA e Terzo settore, omologhi per finalità, instaurano rapporti collaborativi per un obbiettivo comune); o ancora, per richiamare principi ancor più generali, tra marcato e sussidiarietà.

 

Tra competizione e collaborazione

Così, negli oltre trent’anni di storia dell’imprenditorialità sociale nel nostro Paese, abbiamo visto da una parte la tendenza ad accostare le relazioni tra enti pubblici e imprese sociali ad un normale rapporto di affidamento di servizi, assoggettando di conseguenza le cooperative sociali alla normativa ordinaria in materia di affidamenti della pubblica amministrazione (prima il d.lgs. 157/1995, poi il d.lgs 163/2006 e ora il D.lgs. 50/2016); dall’altra il tentativo di introdurre, sia attraverso la legislazione speciale, sia nel corpus delle leggi in materia di appalti, elementi in grado di recepire e tradurre le specificità di questo rapporto. Ecco allora la 381/1991 introdurre all’art. 5 la possibilità di affidamenti in deroga finalizzati all’inserimento lavorativo, la 328/2000 e il conseguente DPCM del 30 marzo 2001 introdurre le istruttorie di coprogettazione. E sul fronte delle norme ordinarie, già nel 163/2006 la previsione, seppure allora in forma pasticciata e poi migliorata nel 50/2016, dei “contratti riservati” per l’inserimento delle persone con disabilità. Nel frattempo, a livello regionale e locale, molte sono state le sperimentazioni tese ad enfatizzare, entro quanto consentito dalla legge nell’ambito della dialettica prima descritta, le specificità del rapporto tra enti pubblici e terzo settore: dai patti di sussidiarietà introdotti nel 2010 dalla Regione Liguria, ai tanti Regolamenti comunali che prevedono una riserva di affidamenti per le cooperative sociali, ai casi di Comuni che regolano e attuano forme avanzate di coprogettazione. Ma accanto alle sperimentazioni locali, l’idea della peculiarità della relazione tra enti pubblici e terzo settore nonché degli affidamenti nei servizi alla persona si avverte anche nelle direttive europee 2014/23/UE e 2014/23/UE del 26 febbraio 2014, attente a temi quali gli appalti riservati, gli affidamenti nell’ambito del welfare, le clausole sociali.

 

Il clima culturale nei mesi di lavoro sulla Riforma

Pochi mesi dopo queste ultime norme la riforma del terzo settore approda alle aule parlamentari; ma il clima è cambiato.

Nel dicembre 2014, scoppia lo scandalo “Mafia capitale”. Le allusioni che “con i migranti ci si fa più soldi che con la droga” e la reazione di indignazione che ne segue segnano per molti mesi il dibattito sui mezzi di informazione e anche la discussione parlamentare assume accenti molto diversi da quelli precedenti. L’impresa sociale che riceve affidamenti dalle pubbliche amministrazioni diventa in quella fase un soggetto sospetto, da sottoporre e controlli e restrizioni o comunque da assoggettare alle modalità di affidamento utilizzate per la generalità delle imprese. Poco conta che, a ben vedere, la gran parte degli scandali si siano verificati utilizzando, in modo criminale, gli strumenti del mercato, gli stessi in uso con qualsiasi impresa. Una manovra a tenaglia tra informazione alla ricerca dello scandalo, l’assunzione acritica da parte della politica delle indicazioni dell’ANAC – nuovo punto di riferimento etico indiscusso e indiscutibile – per cui il bene è solo nella concorrenza, inaugurano una fase in cui l’unico spazio culturalmente agibile è quello delimitato dai concetti di competizione, gare d’appalto, mercato. Il principio di collaborazione è messo all’angolo, zittito, ammutolito. La legge 106/2016 viene approvata in questo clima. Così, mentre da una parte la legge riconosce ampiamente il terzo settore per la sua valenza di interesse generale e assume un’impostazione ispirata alla sussidiarietà, i criteri direttivi introdotti all’art. 4, comma O, le uniche poche righe su una norma di molte pagine a trattare l’argomento, fanno riferimento solo a principi e criteri quali il “rispetto di standard di qualità e di impatto sociale del servizio, obiettività, trasparenza e semplificazione e nel rispetto della disciplina europea e nazionale in materia di affidamento dei servizi di interesse generale, nonché criteri e modalità per la verifica dei risultati in termini di qualità e di efficacia delle prestazioni”. Nulla di oggettivamente censurabile, ma il problema non è quello che c’è scritto, bensì quello che non c’è scritto. I riferimenti culturali al “secondo termine della questione”, ai principi di cooperazione e sussidiarietà, pur ben presenti nell’impianto della legge, quando si tratta di parlare di rapporti tra pubblica amministrazione e terzo settore pudicamente (e contraddittoriamente!) spariscono, sono omessi, sovrastati dai riferimenti culturali al primo dei due termini: obiettività e trasparenza in primis. La legge 106/2016, molto interventista negli ambiti più vari, qui diventa afasica, timida, pudica.

 

Il decreto 117/2017 recupera lo spirito della Riforma

Fortunatamente un anno dopo, quando viene approvato il d.lgs. 117/2017 che attua la legge delega, vi sono le condizioni culturali per ricondurre il tema del rapporto tra enti pubblici e terzo settore alla coerenza con il resto della Legge e ai principi di sussidiarietà che essa contiene. L’art. 55 delinea infatti un modello in cui: enti pubblici e terzo settore lavorano insieme all’individuazione dei “bisogni da soddisfare, degli interventi a tal fine necessari, delle modalità di realizzazione degli stessi e delle risorse disponibili” (co-programmazione); nell’ambito del quadro delineato dalla co-programmazione, procedono alla “definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento” (co-progettazione); e, relativamente alla scelta dei soggetti con cui la pubblica amministrazione intraprende la co-programmazione e la co-progettazione, l’art. 55, anziché la competizione in gare di appalto, individua lo strumento dell’accreditamento, inteso come individuazione, nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità, partecipazione e parità di trattamento, dei soggetti con i quali realizzare, secondo principi collaborativi, la co-programmazione e la co-progettazione.

Insomma, nel d.lgs 117/2017 si sono recuperati i principi guida che hanno fatto la storia (positiva!) del partenariato tra pubbliche amministrazioni e terzo settore in questi trent’anni e che ispirano i principi della riforma. Si tralasci il fatto che il legislatore paia essere – soprattutto in questi ultimi tempi – “umorale”, legato al contingente nel redigere atti che dovranno sopravvivere almeno 15 o 20 anni; concentrandosi sul risultato finale – e al netto di tutto ciò che seguirà nella fase applicativa, sia dal punto di vista normativo che giurisprudenziale – si può affermare che l’art. 55 del D.lgs 117/2017 legittimi, rilanci e ambisca a diffondere e generalizzare le tante prassi collaborative che in questi anni si sono sviluppate nei territori; sicuramente una opportunità da non sprecare, ma anzi da sviluppare costruendo modalità di affidamento dove trasparenza e evidenza pubblica siano funzionali a individuare l’insieme dei soggetti di terzo settore che, ben consapevoli della propria funzione pubblica, agiscano in modo collaborativo mettendo risorse e intelligenze a servizio di un progetto condiviso con le istituzioni.

 

Queste riflessioni sono state maturate anche grazie a un proficuo confronto con Felice Scalvini.


D.lgs 117/20174 - Art. 55

Coinvolgimento degli enti del Terzo settore

1. In attuazione dei principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell'amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare, le amministrazioni pubbliche ... nell'esercizio delle proprie funzioni di programmazione e organizzazione a livello territoriale degli interventi e dei servizi nei settori di attività di cui all'articolo 5, assicurano il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore, attraverso forme di co-programmazione e co-progettazione e accreditamento, ... 

 2. La co-programmazione e' finalizzata all'individuazione, da parte della pubblica amministrazione procedente, dei bisogni da soddisfare, degli interventi a tal fine necessari, delle modalità di realizzazione degli stessi e delle risorse disponibili. 

3. La co-progettazione e' finalizzata alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti, alla luce degli strumenti di programmazione di cui comma 2. 

4. Ai fini di cui al comma 3, l'individuazione degli enti del Terzo settore con cui attivare il partenariato avviene anche mediante forme di accreditamento nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità, partecipazione e parità di trattamento, previa definizione, da parte della pubblica amministrazione procedente, degli obiettivi generali e specifici dell'intervento, della durata e delle caratteristiche essenziali dello stesso nonché dei criteri e delle modalità per l'individuazione degli enti partner..

Ritorna dal 30 novembre al 1 dicembre l'Happening della Solidarietà organizzato dai nostri di Solco Rete di Imprese Sociali Siciliane. Giunto alla 18a edizione, l'Happening si terrà a Palermo ed ha come titolo  "Coesioni Culturali per una nuova economia del lavoro e dello sviluppo". Nei prossimi giorni sarà pubblicato il programma sul sito del'evento ed è possibile rimanere aggiornati seguendo la pagina Facebook di Solco.


 

Mentre i promotori nazionali sono al lavoro per definire il luogo della terza edizione della Biennale della Prossimità prevista per il 2019, il gruppo di promotori locali bolognesi si è incontrato per dare continuità alle relazioni e ai contenuti dell'evento di Bologna. Dopo alcuni momenti preparatori a novembre, è previsto per dicembre un nuovo incontro con la rete bolognese per lanciare le proposte per il 2018. Per ora vi sono molte idee in campo, dalla volontà di approfondire la riflessione sulla prossimità al rimettere in gioco il linguaggio dell'arte per raccontarla. Vedremo. Per adesso la certezza è che per Bologna la Biennale della prossimità non è finita il 18 giugno ma rappresenta un percorso in atto che si svilupperà nei prossimi mesi.

 


Forum non autosufficienza

Il Forum non autosufficienza si terrà a Bologna il 22 e 23, organizzato dalle Edizioni Maggioli. 

Plenarie e workshop ne fanno da nove anni il punto di riferimento nazionale per professionisti e operatori dei servizi alla persona.

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Vedi il programma ed esplora i percorsi tematici
- Iscriviti al Forum.


Inclusi nell'iscrizione, oltre alla copia cartacea del numero 5 di Welfare Oggi con un ampio focus sul tema della prossimità, anche un abbonamento annuale pdf alla rivista.

 


Social Forum Fare società oggi

- Scarica qui il programma del Social Festival  (aggiornato al 31 ottobre)

- Perché partecipare al Social Festival? Scarica il documento  

- Per iscriversi al Social Festival 2017

 

Dal 15 al 18 dicembre a Torino si terrà il Social Forum Fare società oggi, organizzato da Animazione sociale: un luogo di incontro tra mondi sociali, sanitari, scolastici, tra operatori dell’educare, delle cooperative e delle reti sociali, dell’economia civile, della cura e della cultura, per condividere letture della società che aprano le porte al possibile. Durante il Festival la cooperativa torinese Arcobaleno presenterà "Al massimo ribasso" il suo secondo film dopo il successo di "40%".

 


Sorsi solidali

quando la vite è vita

 

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Il nostro socio goriziano Consorzio Il Mosaico ha realizzato la terza edizione di Sorsi Solidali, il concorso enologico internazionale destinato ai vini sociali che premia le eccellenze enologiche prodotte in ambito di agricoltura sociale. E' stata l'occasione per proporre la degustazione dei vini premiati e di quelli con i maggiori punteggi valutativi, assieme ad un ricco programma di concerti ed interventi culturali (poesie, racconti) che, partendo dal tema del vino hanno proposto occasioni di conoscenza e discussione.

Mauro Perissini, presidente del Consorzio il Mosaico ha consegnato il Tassello d'oro alle quattro realtà che si sono distinte per la qualità dei loro vino. Il primo a classificarsi è stato il rosso Diversamente Doc, un Merlot (Colli Orientali 2013) prodotto da ANFFAS Udine in collaborazione con l'Azienda agricola Bandut; si sono divise il secondo posto la Cooperativa Contea con il suo Morùs Morâr (Isonzo 2014) e la cooperativa catalana Olivera con un vino passito, il Rasmin Vin Pansit.(Costes del Segre - 2015). Al terzo posto infine si piazza un vino napoletano Selva Lacandona, un Falanghina 2015 prodotto nel quartiere di Scampia grazie a viti coltivate nei terreni confiscati alla malavita.

Ilaria Signoriello, presidente del Forum Nazionale dell'Agricoltura Sociale, è intervenuta nella manifestazione sottolineando come il Concorso che punti sulla qualità del prodotto per valorizzare la socialità e lo spirito solidaristico che anima i diversi soggetti che producono i vini. Lo stesso spirito è stato ribadito anche durante il collegamento video con la cooperativa catalana premiata che così ha potuto anche mostrar ei proprio luoghi di produzione e lavorazione. Di seguito un estratto del suo intervento..

"Ogni sorso dei vino che berrete è un messaggio che passa di bicchiere in bicchiere, che parla di territori, comunità, professionalità, dignità, coraggio, inclusione e giustizia. Ogni bottiglia tante storie di riscatto che combinano eccellenza del prodotto e qualità umana.

L'Agricoltura sociale è un modello nuovo di agricoltura che valorizza il territorio e la sua comunità, le potenzialità di ciascuno, anche se residuali, è la prova concreta che un'altra economia è possibile, in cui tutti possono trovare la dignità attraverso il lavoro. In questo si ritrova il valore del lavoro non solo come fonte di reddito individuale, ma anche come elemento fondante di una società inclusiva più giusta, più coesa e sostenibile".

L'appuntamento naturalmente è già fissato per il Tassello d'oro del 2018, con l'obiettivo di allagare i partecipanti, in particolare ad altre realtà straniere con un percorso di lavoro già prefigurato proprio con il Forum nazionale dell'agricoltura sociale che punta anche a stabilizzare una vetrina - nel goriziano - che consenta di conoscere e apprezzare queste produzioni di eccellenza.


L'impegno del Consorzio il Mosaico su questo fronte, come molti nostri soci sanno, nasce da un progetto frutto di un partenariato territoriale che coinvolge, oltre al Consorzio,  il Comune di Moraro (Go),  l’AAS n. 2 Bassa Friulana-Isontina e l’Azienda Vitivinicola Vie di Romans. Nel 2006, infatti, il Comune di Moraro ha messo a disposizione un’area agricola coltivata a vigneto. La cooperativa sociale Contea, socia del Mosaico,  ha iniziato così un'attività di agricoltura sociale producendo il vino Morus Morar; grazie a questa attività è possibile inserire al lavoro alcune persone svantaggiate; questo ha consentito nel corso degli anni di offrire alle persone inserite una professionalità spendibile nel mondo del lavoro agricolo e ancor prima di ritrovare stimoli ed interessi, e nuova autonomia. L’etichetta del vino è il frutto di un concorso internazionale a cui hanno partecipato 24 artisti, impegnati a tradurre attraverso un’immagine i significati e il senso del progetto.