NotizieInRete 455 - 21/09/2017

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Savona, un video per riflettere

La mutazione del Terzo settore verso l'innovazione aperta

Terzo settore - imprenditorialità sociale

 

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Italia e mondo

di Gaetano Merrone e Marino Lagorio

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La multimedialità è uno strumento di lavoro utilizzato secondo una specifica metodologia di lavoro nell'ambito del progetto Re. Lig. (vedi articolo del 4 Luglio 2017) dalla cooperativa I. So. di Toirano, socia del consorzio Il Sestante di Savona.

Incontrare i giovani ed affrontare il tema della Giustizia Minorile: la prima azione compiuta è stata individuare un gruppo di adolescenti disponibili alla recitazione, “preparati” sulla tematica e con loro elaborare e realizzare una fiction originale. Un percorso di lavoro durato quasi un anno che ha richiesto il significativo coinvolgimento in compiti elaborativi, recitativi, di verifica e di successivo utilizzo del filmato della durata di 55 minuti, intitolato Margareth & Queen, di molte figure della rete progettuale e non solo.

Il filmato è stato proposto in classi di istruzione secondaria inferiore e superiore (dai 12 ai 18 anni), centri di aggregazione giovanile, comunità ed altri gruppi con l’intento di rilevare il livello informativo sul tema della giustizia minorile in possesso dei giovani e di adulti e per promuovere un confronto culturale in merito.

Per fare questo è stato messo a punto e proposto a fine visione un questionario anonimo che ha evidenziato alcune forti criticità: una sostanziale e diffusissima disinformazione su quali sono le conseguenze che deve affrontare un minore che compie reati e la sua famiglia, una sostanziale inefficacia nel discriminare correttamente il confine di legalità/responsabilità penale in comportamenti tipici e diffusi (ad es. lo spaccio di sostanze stupefacenti e reati ondine), le conseguenze anche economiche in cui possono incorrere le famiglie per reati compiuti da minori infra quattordicenni (ad es. per azioni di cyber - bullismo). Più in dettaglio, sono state compilate 898 questionari da cui emerge che:

  • gli studenti, senza significative differenze tra le diverse fasce d'età, riconoscono che chi compie reati incorre in conseguenze penali come l’essere detenuti in un carcere minorile o in un “riformatorio” e civili come il dover svolgere lavori socialmente utili; 

  • l’esistenza della “messa alla prova” e degli aspetti strutturali che la caratterizzano (sospensione del processo e possibilità di cancellazione del reato dal proprio certificato penale) sono noti ad un numero limitatissimo di giovani (intorno all’1%), di norma persone che hanno vissuto direttamente o molto da vicino tale realtà; 

  • circa l’efficacia dei giovani nel valutare la rilevanza penale dei comportamenti presentati nel filmato emerge una forte criticità nella valutazione del ruolo svolto dall’amica che “affianca” la protagonista durante la commissione di reati: oltre il 58% dei giovani, erroneamente, non attribuisce rilevanza penale alle sua azioni; oltre il 40% attribuisce, erroneamente, rilevanza penale al non essersi adoperata per impedire che la protagonista compia i reati, come ad esempio non averla denunciata;

  • meno dell’1% rileva correttamente la rilevanza penale delle azioni da lei effettuate; si attesta al 10% la percentuale di chi sostiene che non esistono reati inerenti la comunicazione online e sale al 25% la percentuale di chi sostiene che gli autori dei reati online non devono affrontare conseguenze; 

  • in merito ad argomenti sui quali i giovani gradirebbero approfondimenti (480 proposte) il 25% propone di approfondire la tematica delle conseguenze che comporta il commettere reati, il 19% in particolare i reati online, l’11% le conseguenze relative allo spaccio di sostanze stupefacenti. 

Infine due considerazioni:

  • in fase di presentazione del lavoro la maggior parte degli studenti afferma di essere poco informato sul tema rivelando così una corretta percezione circa il bagaglio informativo e culturale posseduto; 

  • alcune domande test (anche di carattere attuale e sensibile come la diffusione online di immagini sessuali di minori) poste a gruppi di adulti hanno ottenuto sorprendentemente risposte alquanto approssimative che aprono riflessioni sull’attendibilità e qualità delle informazioni e conoscenze in possesso dagli stessi. 

La funzionalità di questa metodologia ha trovato conferma nei riscontri rilevati nei dibattiti/dialoghi post proiezione caratterizzati da un'alta attenzione, profondità ed appropriatezza nei contenuti, richiesta di visione di eventuale seguito, non ultimo offerta/richiesta di coinvolgimento recitativo.

Questo dato ha assunto particolare valore nelle proiezioni all’interno di comunità minorili con giovani autori di reati, una disponibilità alla messa in gioco ed alla narrazione di sé che è stata accolta realizzando interviste utili all’elaborazione della sceneggiatura del filmato MAP (Messa alla prova – durata 65 minuti) presentato, unitamente ad alcune interviste, al convegno di maggio.

 

 

Il nuovo filmato, in proiezione da questo autunno, ha per protagonisti un ragazzo ed una ragazza che, a partire da un reato commesso in collaborazione compiono due differenti percorsi di messa alla prova. È in evidenza il complesso lavoro che devono compiere tutti gli attori della MAP: il minore, la famiglia, gli operatori della Giustizia, gli educatori, ed anche recenti e poco noti strumenti come la mediazione penale.

Il video è utilizzato nelle scuole all'interno di iniziative di prevenzione ed è possibile contattare la cooperativa I.So. per organizzare iniziative in cui esso viene utilizzato con la metodologia sopra descritta.

di Carlo Andorlini

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In piena estate la Riforma del terzo settore sembra davvero arrivata alla sua definizione non solo d'impianto ma anche di struttura.

Se da un lato i decreti mettono gambe alla riforma dall'altro ci dicono molto anche dal punto di vista dell'orizzonte e quindi dell'impianto culturale che questa nuova prova richiesta al mondo del noprofit, stimola e richiede.

Parlando in un certo modo di crowdfunding, di reti associative, di convenzioni, di fondi, di social bonus si disegna una dimensione più collaborativa tra i vari attori, più orizzontale e meno “dipendente” dal Pubblico ma fatta da più pubblici potenziali.

E si chiede di credere e puntare su due fattori strategici fondamentali: il massimo coinvolgimento dei beneficiari e la partecipazione attiva all'amministrazione territoriale.

Traiettorie queste che ben si sposano con il filone che spinge per un'idea di bene comune da pensare, gestire e sviluppare in forma collaborativa

A una lettura più approfondita dei decreti si ha la chiara sensazione che l'impianto culturale è di fatto completamente mutato da logiche passate e schemi di relazione tradizionali.

Le dimensioni che la riforma disegna sono rivoluzioni “sharing” potremmo azzardare a dire.

Siamo di fronte infatti a nuovi modelli che si svilupperanno attraverso 5 dimensioni di senso:

  • l'orizzontalità: un sistema che tende a sviluppare al massimo i rapporti relazionali in una dimensione di ecosistema favorevole. Il nuovo 5x1000, l'impresa sociale e il coinvolgimento dei propri lavoratori, l'impianto delle convenzioni...

  • l'ibrido: una “famiglia” che già nella sua nuova definizione unisce e mette insieme potenzialmente soggetti diversi ma accomunati da stesse logiche di vita nella comunità. La definizione di ETS, l'Impresa sociale, la fondazione....

  • lo sconfinamento: Una rete di soggetti a cui viene richiesto maggiore capacità di penetrazione nei contesti e maggiori responsabilità di comunità. Le reti associative, i CSV, allargamento del concetto di svantaggio...

  • il civismo: Una riforma che incide su un potenziale molto più vasto. I titoli di solidarietà, i social bonus, la nuova dimensione del volontariato....

  • l'innovazione sociale: Regole, norme, possibilità che raccontano che il successo si ha se si lavora su un nuovo modo di affrontare il problema oltre la correlazione stretta e condizionante Pubblico/Privato. Ancora l'Impresa sociale, il crowdfunding, le radio e i beni immobili....

Si apre davvero una nuova dimensione sfidante dove le nuove istanze chiedono un mutualismo più orientato all’impatto sociale, capace di trasformare l’energia dei giovani e le istanze della cittadinanza attiva in nuove governance orizzontali e disintermediate a base territoriale capaci di lavorare con l’inclusione come leva dell’innovazione nei territori

 

Reddito d'Inclusione, il commento dell'Alleanza

Dopo l'approvazione del Decreto attuativo sul Reddito d'Inclusione (vedi NotizieInRete 454), l'Alleanza contro la povertà ha diffuso una nota di commento [qui è possibile scaricare la versione estesa], di seguito sintetizzata.

 

L’introduzione del Reddito d’inclusione (Rei) è un’importante innovazione strutturale che riprende numerosi aspetti della misura proposta dall’Alleanza contro la Povertà in Italia [...]. Va dato atto a Governo e Parlamento di avere conseguito un risultato importante. La prossima Legge di Bilancio rappresenterà però un passaggio storico della lotta alla povertà nel nostro Paese. Si deciderà, infatti, se la recente introduzione del Rei costituirà l’ennesima riforma incompiuta nella storia italiana oppure il punto di partenza di un percorso capace di costruire risposte adeguate per tutti gli indigenti. Le risorse sinora rese disponibili permettono di seguire la proposta dell’Alleanza solo in modo parziale. Ad oggi, infatti, il Rei è destinato a raggiungere esclusivamente una minoranza di poveri, fornendo risposte inadeguate nell’importo dei contributi economici e da verificare nei percorsi d’inclusione sociale.

L’Alleanza propone quindi di adottare un Piano Nazionale contro la povertà 2018-2020; [...],.Alla conclusione del Piano, nel 2020, serviranno a regime circa 5,1 miliardi in più rispetto ad oggi. Solo con queste risorse e con servizi adeguati l’Italia sarà dotata di una misura nazionale contro la povertà assoluta che possa dirsi universale – ovvero rivolta a chiunque viva in tale condizione –, continuamente monitorata, adeguata nei contributi economici e nei percorsi di inclusione.

Ad oggi, [...] riceveranno il Rei solo 1,8 milioni di individui, cioè il 38% del totale della popolazione in povertà assoluta: pertanto, il 62% dei poveri ne rimarrà escluso. Il 41% dei minori in povertà assoluta non sarà raggiunto dalla misura. [...]  I dati elaborati dall’Alleanza invitano a non perdere di vista anche l’ammontare del contributo per evitare un rischio molto concreto: quello che volendo massimizzare il numero di beneficiari senza investire a sufficienza si assistano sempre più persone senza dar loro la possibilità di raggiungere uno standard di vita dignitoso. Attenzione anche ai servizi: nella costruzione dei percorsi d’inclusione la regia è in capo ai Comuni, che operano insieme al Terzo Settore, ai Centri per l’Impiego e agli altri soggetti sociali del welfare locale. Attualmente si prevede che il 15% dei finanziamenti statali contro la povertà sia destinato ai Comuni [mentre] studi e analisi empiriche mostrano, che si tratta di una percentuale inadeguata..

 

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